Il logo Essenza e il Best Brand Award
Lieto di annunciarvi che il logo Essenza, del ristorante di San Vito Marina – Abruzzo, è rientrato nella prestigiosa selezione internazionale del Best Brand Award. Ad essere precisi nella sezione “Europa-Russia”.
Rientro nei primi venti logo-designer della sezione ed è il non plus ultra del riconoscimento professionale, visto la giuria, appunto, internazionale. Rientro ne i “running up” concorrenti CERTIFICATI, che in seguito hanno portato alla selezione del primo premiato.
http://bestbrandawards.com/winners
(nel link i loghi selezionati nelle nomination dei continenti)
Ovviamente ringrazio l’uomo che ha creduto e mi ha dato possibilità: Filippo de Sanctis. Il suo ristorante, Essenza, è uno dei migliori della costa abruzzese. E ora ha un motivo in più di vanto per la cura e la comunicazione di ciò che fa. E lo ringrazio molto.
Un logo per me è un figlio. E’ la sintesi di linee e colori finalizzati alla comunicazione del “saper fare” del cliente: ovvero il suo stile.
Si è graphic designer se si sa come progettare un logo.
E comunque, sì, sono felice. Sono tra i migliori logo-designer della sezione Europa-Russia. (In questo momento).
Grazie ai clienti, e agli amici, per tutta la fiducia.
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Il logo Essenza nel Best Brand Award 2015
La notizia è che il logo Essenza, del ristorante di San Vito Marina – Abruzzo, è rientrato nella prestigiosa selezione internazionale del Best Brand Award. Ad essere precisi nella sezione “Europa-Russia”. Non ho vinto la medaglia che danno come riconoscimento in quanto il primo della sezione Europa-Russia premiato, poi, incredibilmente, è il logo di un altro ristorante di pesce(!), ma greco (…), però in ogni caso praticamente rientro nei primi 20 del top selezionato. Che io sia secondo o ventesimo conta relativamente perché comunque è il non plus ultra del riconoscimento professionale, visto la giuria, appunto, internazionale. Diciamo, per parlare terra terra, è come se voi foste stati candidati alle nomination dell’Oscar: non lo avete vinto, ma siete stati i “running up” concorrenti. Indovinate quanto sono felice? Molto di più di quello che pensate.
http://bestbrandawards.com/winners
(nel link i loghi selezionati nelle nomination dei continenti)
Ovviamente ringrazio l’uomo che ha creduto e mi ha dato possibilità: Filippo de Sanctis. Il suo ristorante, Essenza, è uno dei migliori della nostra costa. E ora ha un motivo in più di vanto per la cura e la comunicazione di ciò che fa. E io lo ringrazio molto. Soprattutto sapendo che lui crede fermamente che noi siamo arrivati secondi nel contest…
Un logo per me è un figlio. E’ la sintesi di linee e colori finalizzati alla comunicazione del “saper fare” del cliente: ovvero il suo stile.
Con questo non dico altro.
Già che ci sono due altre news, relative a degli eventi in cui sono coinvolto.
Venerdì presso la Biblioteca Comunale di Lanciano dalle 16.00 ci sarà il PentaWorkshop dedicato alle imprese giovani: come una azienda deve presentarsi nella propria immagine e come accedere ai fondi europei per progettare del marketing. Io parlerò del Logo.
Sabato invece avrò l’onore di dialogare con il curatore Ivan D’Alberto in occasione della presentazione del suo libro “Il terzo occhio” presso il Polo Museale di Lanciano dalle 18.00, riguardo il parallelismo che c’è tra alcuni cruenti fatti di cronaca nera e la concezione cruda dell’attuale stato dell’arte contemporanea. Dirò la mia, sempre come pubblicitario. Vi aspetto.
E comunque, sì, sono felice.
Sono tra i migliori logo-designer della sezione Europa-Russia. (In questo momento).
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Progettazione logo FarmaThema
La progettazione di un logo mi ha sempre coinvolto, è l’elaborazione della sintesi di più fattori: bisogna comunicare la filosofia dell’azienda e le sensazioni aderenti ai prodotti della stessa. La sfida è particolare se poi è un’attività attenta e curata come una parafarmacia. L’attenzione alla salute, al benessere e alla natura sono le prerogative essenziali che le dottoresse Di Paolo e De Virgiliis portano avanti con professionalità presso la parafarmacia del Centro Commerciale ThemaPolycenter all’ingresso di Lanciano.
Ho disegnato la forma di un fiore, seguendo una precisa simmetria, facendo combaciare i petali sulle linee di una croce immaginaria, ammorbidendo le linee dando un senso dinamico e naturale al tutto. Il tipo di tonalità prugna si abbina agli arredamenti scelti per l’interno oltre ad essere un colore estremamente collegato alla natura.
La scelta del lettering non è casuale, il carattere è di famiglia lineare e moderno, allungato, che conferisce ulteriore importanza al marchio collocato superiormente.
Modernità, cura e benessere in un simbolo unico.
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Riguardo il visual di Agroalimenta.
Riflettevo su quello che è stato l’impatto per alcuni del visual progettato per Agroalimenta, la fiera che si terrà a Lanciano (Ch) da domani. Premesso che è un visual ottenuto con una normale fotocomposizione ottenuta da quattro foto diverse, quindi con tutto quello che può significare in un lavoro di questo genere e non potendo avere a disposizione fotografi e modelle, e non per mia scelta, tutto quello su cui puntavo era di dare una immagine solare, naturale e, come mio solito, arricchita di simboli.
Chiaramente, nella piena democrazia che ci circonda, il pubblico è libero di rimanere coinvolto o no dalla cosa e sono tra l’altro consapevole, per il cosiddetto “effetto melegatti”, che non vale sempre la regola del “purché se ne parli” perché un boomerang è sempre dietro l’angolo.
Quindi, per il lavoro che faccio, mi prendo tutti i rischi del caso, se può funzionare o no l’immagine creata.
E ringrazio i messaggi privati di solidarietà (perché solo privati posso averli, nel mio caso).
Premesso questo mi preme dire alcune cose.
Non sopporto più l’ipocrisia intellettuale di parte degli utenti. Se ho deciso di inserire tre figure femminili non è certo per stimolare istinti erotici di chi guarda, anche perché se ci sono considerazioni tali quello spaventato sono io, perché se basta un casco di peperoni per idealizzare un proprio concetto di prostituta è davvero il massimo dell’imprevedibile depravazione. A cui io non arrivo.
Io passo per altre strade: per me la figura femminile rappresenta altro, è ovvero l’altezza massima di ogni sensazione, la musa attraverso la quale tutto si forma e trova dimensione. Le tre muse, oltre a rappresentare un tricolore, accennando ad un territorio, rappresentano la bellezza della terra, dei prodotti, della cucina, ovvero tutto ciò a cui Agroalimenta aspira a voler dimostrare.
Le muse sono femminili perché incarnano la bellezza e la bellezza più alta è quella femminile e non intesa come bellezza materiale. L’esterno descrive l’interno e viceversa l’interno riflette di proprio all’esterno, come Madre Terra. Non è un concetto nuovo, mi sembra, per la cultura umana. Qualcosa di simile veniva applicato dai greci nella struttura delle sculture, nella bellezza dei corpi nudi, maschili e femminili, che nella loro forza espressiva materiale rimandavano all’essenza dello spirito. E così via. E così anche per un Rinascimento, tra casti santi e sante una bellezza vestiva esternamente lo spirito infuocato.
Ora come pubblicitario non vorrei proprio vestirmi di tutto questo per voi. Perché penso semplicemente che ne sappiate di più voi per la vostra cultura personale.
Se devo ricevere critiche spero solo che non siano superficiali, ovvero che non tengano conto di ciò che io ho voluto esprimere. Casomai è proprio da qui che si può criticare e dire: ok, Luca, non sei riuscito a riportare la bellezza antica della terra tramite i tuoi simboli, forse potevi usare un’altra strada.
Ecco, questo lo avrei apprezzato.
Sentire frasi superficiali, rivolte a quella che è la mia sintesi, e che più o meno erano tipo: “solite donne nude, solito uso della donna oggetto, immagini vecchie per una fiera vecchia, immagini kitsch senza alcun senso se non eroticizzare un passante…” Ecco, io, di tutto questo, provo noia. E stanchezza. Il primo passo della superficialità è l’ipocrisia e l’ammassare tutto nello stesso fascio di cose. Preso e messo nel calderone dei peccatori.
Anni di cultura e di indignazione per cosa? Anni di libertà e jesuis per cosa?
Se poi penso che l’immagine alternativa per questi giovani uomini del marketing sarebbe la classica verza su fondo neutro accompagnato con carattere corsivo (per essere precisi il “Didot italic”) alludendo ad una sobria eleganza ma muta e che ormai è diventata, per causa vostra, orrendamente di massa e priva di differenze da coltivare (ogni cliente è uguale al concorrente, per voi) allora, miei cari, sono più indignato di voi. Per la vostra carenza di spina dorsale. E per le vostre palle mancate.
Lieto, quindi, di farvi da bersaglio. Forse per questioni politiche o personali, per mancanza di argomenti per affondare un ente di tipo pubblico.
E di altre cose di cui mi ricordo e che mi fanno pensare e che alla conferenza stampa dell’anno scorso mi ricordo la voce di alcune amiche giornaliste che si facevano sentire, con rispetto: “non sarebbe ora, per parità, di usare nudi maschili?”. Come se il problema fosse questo. Come se la questione è quella di andare dal macellaio e cambiare il pezzo di carne appeso. Dalle donne vorrei altro, proprio perché le ho sempre poste sopra di me. Proprio perché sono le muse dell’ispirazione dell’uomo. Proprio perché nasciamo da loro. Proprio perché ci fanno penare l’inferno per il loro amore. Proprio per loro io vorrei che dicessero altro. Non è l’ora dei nudi maschili, no, no, signore. E’ l’ora della bellezza spirituale e culturale, come lo fu per la Grecia. Soprattutto.
Avete il diritto sacro e santo di protestare se ci sono pubblicitari beceri che alludono palesemente al corpo oggetto, ma non avete il diritto di censurare se non sapete distinguere, perché diventate bigotte. Avete il diritto sacro e santo di dire che quella bellezza può essere offensiva per la vostra, perché le donne in carne non devono essere offese, ma avete il diritto di saper distinguere, leggere e comprende i simboli e i messaggi e di insegnarli, soprattutto se ci tenete alla comunicazione.
Altrimenti si arriva al paradosso dell’ipocrisia. E del nulla.
E se comincio ad avere dubbi anche sulle donne, come pubblico, allora tutto questo lavorare con passione non mi serve più a nulla.
Perché non serve più a niente Distinguere.
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